Mentre Sky annuncia per maggio una nuova serie ambientata nella Roma di Augusto, DOMINA, noi ci interroghiamo sul rinnovato successo dei prodotti televisivi di ambientazione storica, dato che sembra che il mondo antico eserciti un’eterna fascinazione sugli spettatori del ventunesimo secolo.

Così diamo tre suggerimenti per chi voglia avvicinarsi all’argomento e farsi trovare preparato dal ritorno del ‘peplum’: accomunate da violenza esplicita, atmosfere dark, sesso pre-cristiano esente da sensi di colpa quindi selvaggiamente promiscuo, ecco tre serie con protagonisti i nostri antenati, come erano o come ci piace immaginarli.

BARBARI – Netlfix; Botte da orbi nella Foresta di Teutoburgo

Prodotto tedesco ambientato nel I secolo d.C., si ispira ai fatti realmente accaduti della Battaglia della Foresta di Teutoburgo, in cui per la prima volta nella storia un manipolo di guerrieri nordici riuscì a sconfiggere l’Esercito Romano, guidato in quel caso dal Governatore Publio Quintilio Varo. La storia è quella di un personaggio vero, il prefetto imperiale Arminius, che era in realtà nato proprio nelle lande germaniche del Teutoburgo, come figlio del capo della tribù dei Cheruschi, ed era stato ottenuto da Varo in cambio di clemenza per la sua tribù e da lui adottato ed educato a Roma. Tornato molti anni dopo a guidare i soldati romani contro la sua vera gente, Arminius rincontra non solo suo padre e la sua famiglia, ma il suo amico più caro e, chiaramente, la donna che ama, Thusnelda, e prevediblmente inizia a mettere in dubbio la sua lealtà verso l’Impero. Seguono battaglie e sotterfugi che portano appunto alla prima sonora sconfitta romana in terra germanica, segnando lo stop dell’espansione latina verso nord. Tra combattimenti sanguinossissimi, cavalcate nelle gelide foreste nordiche, tradimenti doppi e tripli, gran sesso interrazziale, singolarmente la psicologia del protagonista viene restituita in tutte le sue complicate sfaccettature, e si segue con trepidazione la sua tormentata scelta tra la terra che lo ha creato e quella che lo ha cresciuto. Perché vederlo: il dato storico è documentato in modo ineccepibile, un professore di storia potrebbe consigliarlo a un liceale senza temere di rovinarne la consapevolezza storica, e poi i romani parlano in latino sottotitolato, per chi senta la nostalgia dei tempi del liceo.

 

VIKINGS – Sky Originals, Netflix, Amazon Prime, TIM Vision; Viaggi di conquista in pelliccia per guerrieri nordici

Serie irlandese-canadese composta da sei stagioni, ha avuto uno straordinario successo. Narra con stile old-splatter le gesta sanguinose ed epiche di Ragnar Lothbrok, un eroe semi-leggendario delle saghe nordiche, che storicamente potrebbe o non potrebbe essere stato re di Scandinavia e Danimarca. Nella serie, Ragnar (l’apollineo modello e attore Travis Fimmel, visto recentemente in Raised By Wolves, un po’ un vichingo del futuro) è un potente guerriero vichingo del IX secolo, determinato a espandere il suo potere in nuovi territori, viaggiando dalla Scandinavia fino all’Inghilterra seminando morte e distruzione, saccheggiando e tradendo, insegnando ai propri figli che niente conta più della guerra e del potere (i ‘ragazzi’ prevedibilmente prendono nota e nel corso delle stagioni si massacrano tra loro). Un crescendo di intrighi, di matrimoni, tradimenti e complotti consumati nelle tende e in mezzo alle foreste, un tourbillon di personaggi dai nomi inintellegibili, facce e muscolature di rara bellezza deturpate da fango, tatuaggi e una sorta di perenne muffa verdastra che si immagina sia la famosa ‘patina del tempo’. Perché vederlo: per capire perché dal 2013 una generazione di spettatori si è appassionata a queste vicende belliche ed epiche, immaginando che abbia a che fare con la forza primordiale e irresistibile che muove le azioni dei personaggi, e perché le saghe nordiche in tv si sa appassionano, dai tempi di Vicki Il Vichingo.

 

ROMULUS – Sky NOW TV; Alla scoperta degli avi dei nostri avi, senza l’ausilio del vocabolario

Fiore all’occhiello delle produzioni Sky Original, è il secondo progetto che il regista Matteo Rovere dedica al periodo proto-latino, ovvero al mondo dei popoli laziali che precedono la nascita di Roma: Il primo Re è un film del 2019, mentre Romulus è una serie tv in 10 episodi. Episodi in cui si snodano le vicende di tre personaggi principali, il giovane principe di Alba, uno schiavo proveniente dalla città di Velia e una sacerdotessa di Vesta, che finiscono per unirsi contro le forze esterne che cercano di determinarne il destino contro le loro volontà. Siamo nel Lazio del VII secolo avanti Cristo, in un ambiente primitivo e brutale, governato dalla natura e dalla paura degli dei, dove carestie e inimicizie scuotono i trenta popoli che formano l’instabile Lega Latina. La linea guida della serie è: giovani che cercano di determinare il proprio destino anziché subirlo, e bastano pochi minuti di visione a capire quanto è tosta la strada dell’autodeterminazione individuale all’alba della civiltà nelle terre sabbiose che ancora non sono diventate Roma. Perché vederlo: per avere uno sguardo autoriale su un genere solitamente colonizzato dall’action, e per dare soddisfazione al regista che ha girato tutta la serie, doppiandola successivamente, in proto-latino, affidandosi ad esperti consulenti universitari per ricostruire una lingua che è esistita ma di cui si hanno pochissime testimonianze scritte.

 

 

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