Tutto il resto sarà pure noia, ma non la vita di  Franco Califano raccontata nel biopic che segna il debutto come attore di Leo Gassmann, figlio di Alessandro e nipote dell’Attore italiano con la A maiuscola, Vittorio. La storia umana e artistica del ‘Califfo’ viene ripercorsa a partire dal suo arresto al Teatro Parioli di Roma nel 1984 per poi tornare indietro nel tempo seguendo la struttura narrativa dell’ascesa, della caduta e della rinascita. Tratto da “Senza manette“, la biografia letteraria del grande cantautore romano, il film si sofferma sugli anni della Dolce Vita, il trasferimento a Milano, il matrimonio con Rita De Tommaso, il rapporto con le donne, gli incontri con Antonello Mazzeo, Gianni Minà e Ornella Vanoni, ma anche sul difficile periodo segnato dalla droga e dalla disintossicazione. Un artista che più di una volta ha dovuto ricominciare da zero ma che viene ricordato come l’incarnazione dell’autore a tutto tondo, comprensivo di un infanzia graffiata e dell’esperienza di ragazzo di strada. E naturalmente il lascito artistico, da cantante e paroliere d’eccezione, è anche il lascito più importante di questo progetto targato Rai e diretto da Alessandro Angelini. La storia è fedele e inevitabilmente appassionante, anche se pecca di qualche falla narrativa e qualche salto logico di troppo, il cast comprende Bianca Ceravolo, Giampiero De Concilio, Valeria Bono e Angelica Cinquantini, ma la vera sorpresa, e forse il quid per cui “Califano” merita la visione, è proprio l’esordiente protagonista: cantante in proprio, il giovane Leo ha una misura inaspettata nell’interpretare un personaggio a suo modo ‘smisurato’, regalandogli umanità e carisma senza mai farne né l’agiografia né una macchietta: trova la regola che faceva di Franco Califano un seduttore sfuggente e irresistibile, un presuntuoso umile e un modesto che non conosceva la vergogna e che per questo ha trovato sempre il modo di cavarsela.

 

 

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