Sarà che il periodo è quello che è, sarà che la mancanza del conduttore non pesa non solo per suoi oggettivi meriti ma perché getta una cappa di preoccupazione e tristezza per la situazione del paese (pardon, del mondo), sarà che in tempi di pandemia non è facile dire spensieratamente sono solo canzonette, sarà quel che sarà ma X Factor è un po’ in affanno.

Un po’ stanco, non convintissimo, a tratti onestamente noioso: su twitter stava per andare in tendenza il concetto che era difficile scegliere tra il talent e Harry Potter su un altro canale… e su twitter si sa, a parlarne sono i fan.
E non contribuisce a risollevare il morale l’esibizione un po’ sottotono di un platinato Fedez, passato con agile balzo da giudice a ospite a benefattore che si autopromuove,  in questa ultima veste credibile e convincente.
Il fatto è che un programma come questo DEVE essere caciarone, irrispettoso e un po’ coatto, e mentre fuori dallo studio c’è il coprifuoco e le persone sono in ospedale o quando va bene – come al conduttore – stanno vivendo la più rognosa influenza della loro vita… allora fare una bella caciara coatta non ci si riesce proprio.

A TUTTO INEDITO

Gli autori scelgono di nuovo, dopo la prima puntata, di lasciare via libera agli inediti dei giovani talenti in gara.
Quelli veramente forti li abbiamo già sentiti. Quelli nuovi sono generalmente deboli. Come quello di Casadilego, un pezzo così così che non esalta la bellissima voce di cristallo della fatina dai capelli verdi, o quello del fluido Blue Phelix, che nella sua esibizione lascia che il messaggio potente – sii chi vuoi essere – sovrasti una musica e uno scritto esili come giunchi. Anche il secondo inedito della bravissima My Drama, in un modo non chiarissimo ‘manipolato’ dalla star dell’oggi Tha Supreme, non centra l’obiettivo come il pezzo che cantava ai casting col suo cappellino calato sulla testa rasata.
E allora la scelta di proporre e riproporre musica non conosciuta è un boomerang. Non la conosci, non è fortissima, la platea si annoia.

NON SOLO

Anche le clip che precedono l’esibizione e i commenti dei giudici che la seguono diventano superflue, barbose.
Già gli artisti spesso, quando parlano invece che rappresentare in scena il proprio talento, tendono ad essere autoreferenziali. Quando la loro opera come in questo caso sia ancora molto piccola (non scarsa, ma ancora ‘poca’) il chiacchiericcio suona un po’ vuoto, una specie di parlarsi addosso che anche in un personaggio più strutturato non sarebbe vincente, figuriamoci in questi teneri artisti in boccio.
E i commenti dei giudici seguono questa china pericolosamente retorica e, trovandosi a parlare sempre di poca cosa, diventano essi stessi poca cosa.
Un conto era un Morgan che dopo una performance su una canzone di David Bowie poteva fare una lezione di estetica musicale, spiegando un capitolo del libro della storia della musica e facendo del suo intervento stesso  un pezzo di bravura, un conto è il pur preparato Manuel Agnelli che è costretto a commentare i versi di un diciottenne volenteroso che nel suo brano si lamenta di avere un ‘raffreddore che non passa mai’. Va da sé che il pubblico finisce per ascoltare praticamente sempre lo stesso concetto, mai approfondito o variato per mancanza di materiale. “Sei nato per fare questo” risolve un po’ tutte le situazioni e sta bene su tutto, al terzo intervento però vuoi che qualcuno segua il consiglio contenuto nel titolo di uno dei brani: Sparami.

INOLTRE

E quindi quando l’artista che entra in scena è appena sopra la media, tutti i membri del tavolo dei giudici sono portati a esagerare, a urlare al miracolo in modo elevato a potenza dal confronto con il poco che precedeva. Ecco allora che l’intelligente fantasista NAIP, che mescola sapientemente musica elettronica, teatro canzone e ironia e se interpellato sa spiazzare con una battuta paradossale come ‘eh sì, la disperazione fa ridere’,  può in questo contesto essere a buon diritto chiamato ‘genio’.Oppure i tostissimi Little Pieces of Marmelade acclamati come i nuovi sovrani del punk rock in salsa nerd, con il giudice che tira fuori per loro la definizione di ‘rappresentanti di un nuovo umanesimo musicale’, che non suona male ma un prof di italiano serio glielo avrebbe segnato almeno blu: specificare in che senso.  E sempre della squadra del rocker milanese sono i Melancholia, oggettivamente i più forti e preparati di questa edizione, e per i quali a questo punto i complimenti rasentano la rappresentazione dell’estasi di gruppo: la cantante è un magnete vivente, la sensazione che si prova ascoltandoli è più coinvolgente dell’ipnosi, le loro performance fanno scomparire quelle degli ospiti internazionali.
Esaltando all’inverosimile i concorrenti bravi, risultano più accettabili quelli meno forti, che altrimenti forse scomparirebbero: la formula sembra questa, e con qualche fatica funziona.
Così si salva per esempio il ‘grezzo’ Vergo, che almeno ha portato una canzone meravigliosa come La Cura di Battiato (senza scempiarla del tutto), dopo la quale scatta una farneticante discussione sul senso filosofico del talent show, dalla quale l’unica cosa che si evince è che Emma è stata in vacanza a casa del grande cantautore siciliano. E si salvano anche la concorrente con l’avverbio nel nome, ComunqueMartina, con il suo inedito sincero e ben cantato Sparami, e Blind, con la piacevole Cicatrici, che risulta essere  il continuo di Cuore nero, canzone tra le più strammate della settimana (in italiano: il proseguimento del precedente inedito dell’artista, che tra un live e l’altro viene molto scaricato dagli utenti delle piattaforme di streaming musicale).

ALLA FINE

A venire sacrificato alla fine è Santi, l’Ed Sheeran dei colli bolognesi, il ‘ragazzo normale’ che ha pagato forse l’assenza del guizzo di follia artistica, ma che per questa sua somiglianza con il figlio del vicino di casa ha continuato a suscitare simpatia nonostante sia andato al ballottaggio tre volte in due puntate.
Nell’ultimo atto della puntata è andato in scena il vero lato oscuro del format di X Factor: il pubblico ha votato meno di tutti due concorrenti della stessa squadra, appunto il ‘normale’ Santi e il super eccentrico Blue Phelix, così la loro giudice Emma si è trovata a dover decidere lei chi dei due mandare a casa. Scontro fratricida, tra Romolo e Remo la mamma lupa sceglie di mandare via il meno bravo e il più forte di carattere, in un profluvio di parole inutili, retoriche e talmente scombiccherate da far rimpiangere un po’ Mara Maionchi, che almeno aveva la giustificazione di quella certa età in cui le parole non ti vengono fluide.Autoreferenziali, logorroici, dalla lacrima facile,  alla fine i giudici però sono appassionati, si barcamenano in una situazione che mette tristezza nonostante gli ori e gli scintillii, sono onesti e umanamente vicini ai ragazzi che, davanti a loro, credono di giocarsi la vita vera: un po’ di noia c’è stata, ma giovedì prossimo saremo di nuovo qui per vedere come fa a finire questa commedia umana, troppo umana, che per noi vince a mani basse la sfida con l’ennesima replica delle storie del Maghetto con la cicatrice.

 

 

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