NEL SUO ITINERARIO CRIME ATTORNO AL MONDO TELEVISIVO, SKY INVESTIGATION PROPONE LA SECONDA STAGIONE DI UN POLIZIESCO SVEDESE CREATO DALLA GIALLISTA CAMILLA LACKBERG: HAMMARVIK, DA BRIVIDI

L’algoritmo umano fa una premessa: deve piacere il genere. E il genere è il -gettonatissimo- crime di produzione e ambientazione scandinava. Libri, film e serie tv, libri da cui si traggono film e serie tv: i paesi freddi del nordeuropa, Svezia-Danimarca-Norvegia soprattutto, sono riusciti a fare breccia nel mercato internazionale, e a portare una ventata di gelida passione fino ad arrivare al caldo pubblico mediterraneo. Dalla saga degli Uomini che odiano le donne alle indagini fascinosissime dell’ispettore Wallander, passando per The Bridge e The Killing (serie tv omaggiate da diversi remake di successo e al momento sfortunatamente indisponibili per lo streaming), le storie gialle e thriller di produzione genericamente scandinava hanno diversi estimatori anche qui da noi.

Sky Investigation dunque propone a maggio la seconda stagione di un titolo già programmato da laeffe, Hammarvik. Per chi, essendo ammiratore di tutto quello che è svedese cominciando da Strindberg, passando per Bergman e arrivando a Ikea, volesse saperne di più, il titolo da googlare è Lyckoviken.
Quello che è interessante sapere è che la sceneggiatura delle due stagioni è opera di Camilla Lackberg, lei stessa eccellente ‘prodotto’ che ha travalicato i confini della Svezia per arrivare ad essere pubblicata con i suoi romanzi gialli in 50 paesi e venderne una cosa come 20 milioni di copie. Una serie di libri in cui due detective indagano sullo sfondo gelidamente seducente dei fiordi ha fatto la sua fortuna, e le ha regalato vasta notorietà quando è stata trasformata in film e serie tv, e ora la relativamente giovane Camilla (è del 1974) si è voluta cimentare direttamente con l’impresa di scrivere lei stessa direttamente la sceneggiatura di questo nuovo crime.

La storia è quella di una giovane poliziotta, Johanna Strand, che tornando a casa per il funerale della madre non solo si ritrova implicata nell’indagine di un complicato omicidio, ma dovrà anche fare i conti con una morte mai chiarita del suo passato.
Niente di nuovo, direte voi, e in effetti la stessa autrice dichiara di essersi ispirata al (già) classico americano Big Little Lies, apparentemente senza sapere questa sua trama più che ispirata appare copiata da un’altra serie USA forse ancora più bella di quella di David Kelley, Sharp Objects (di entrambe le serie abbiamo parlato qui).
Se però conoscete questi due splendidi telefilm non fatevi troppe illusioni: primo perché Lackberg ha candidamente ammesso di aver mescolato il thriller con la soap opera (non so se dichiararlo ne chiarisca l’oscura motivazione, ma almeno è onesto), secondo perché la matrice scandinava della messa in scena contraddice e annulla il magma focoso che caratterizzava le due serie tv dirette dal compianto Marc Vallée.
Ma, come dicevamo in esergo, se piace, allora piace.


Se siete uno spettatore che apprezza la freddezza dei personaggi, i tempi dilatati, i dialoghi apparentemente casuali, i meravigliosi paesaggi nordici, la malia degli interni dal design essenziale elegante riposante, i misteri sepolti nelle brughiere battute dai venti (nonostante gli aggettivi, l’elenco vuol essere neutro), allora affrettatevi a guardare la prima stagione, e state pronti per l’imminente seconda.
Quello che cambia, rispetto ai racconti che vengono dal resto del mondo, qui è l’atmosfera, ed è anche quello che conta. Per il resto, si sa bene che tutto il mondo è paese, e le famiglie disfunzionali, i traumi infantili, i buoni che sono quasi sempre vittime dei cattivi (fino all’arrivo dell’eroe, si intende), le giovani poliziotte volenterose che  non mollano i valori e i sogni della loro infanzia, sono uguali dovunque.
Dunque l’Algoritmo Umano consiglia di recuperare la prima stagione e attendere la seconda, per immergere la solita commedia umana in una salsa tiepida che forse saprà di aringhe, ma può dare le sue soddisfazioni.

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