CONSIGLIARE, IGNORARE O SCONSIGLIARE LA VISIONE DI “THE FERRAGNEZ”, LA SERIE DI AMAZON SULLA COPPIA CHIARA FERRAGNI E FEDEZ DI CUI TUTTI PARLANO E CHE MOLTI NEGHERANNO DI AVER GIA’ VISTO?

L’algoritmo umano non ha avuto dubbi: non consiglieremo di guardare The Ferragnez – La serie, lo ‘show non-fiction’ (la definizione a contrario già mette in allarme) in otto episodi programmato su Amazon Prime.
Non faremo nemmeno una segnalazione, dal momento che per chiunque abbia un social, un’app, un account o un indirizzo e-mail è impossibile non sapere che ECCOLA! è arrivata la serie che racconta la VERA vita dell’influencer Chiara Ferragni e di suo marito il cantante Fedez, la coppia d’oro dei social italiani, gli eredi al trono in un paese senza re, i divi che un popolo sempre in cerca di eroi si può permettere.

 

Alla redattrice che vi scrive una persona vicina ha chiesto il perché.

-Ho capito che non segnalate perché la serie si autosegnala che manco l’arrotino per le strade di Roma, ma perché non ne parlate nemmeno, lasciando capire che consigliate di non guardarla?

– Beh (la risposta tardava ad arrivare per eccesso di evidenza), è che… Non è televisione. Non è… televisione di qualità, non aggiunge, non…Ma perché, tu l’hai vista?

E certo! Ora mi sputerai in un occhio, lo so che i  radical chic disprezzano chi guarda queste cose.

Intanto non siamo radical chic, se mai spocchiosi in senso strettamente algoritmico, e poi soprattutto non disprezziamo nessuno né giudichiamo i gusti di chi guarda. Noi in certi casi diciamo se una cosa è brutta, mica di non guardarla. Anche perché tutti hanno il loro scheletro televisivo nell’armadio, non ci sono dubbi: io per esempio guardo le televendite dei gioielli, a chi vuoi che possa fare la morale?

-E allora devi almeno vedere per poter recensire, questo è quello che penso.

-Ma giriamo la domanda iniziale: tu, perché l’hai guardata?

-L’ho guardata per il motivo per tutti guardano i reality show, pur sapendo dai tempi del Grande Fratello che di reality c’è ben poco e invece molto di costruito: si guardano per soddisfare il lato voyeuristico che c’è in ognuno di noi. Ti piazzi lì sperando, con piacere colpevole, di poter azzannare quello che è lì a mettersi in mostra, per cibarti delle sue debolezze, quelle che inevitabilmente anche chi ha un copione davanti alla lunga finirà per mostrare.

-Un approccio cinico quindi…

-Esatto, e con l’aggravante in questo caso di non sentirsi manco in colpa, dato che i Ferragnez sono già famosi, non ex famosi o aspiranti tali, e soprattutto molto ricchi. Come fai a sentirti in colpa per voler criticare un ricco? Che male mai puoi fargli se riderai quando inevitabilmente si renderà ridicolo cadendo nel trash?

E ci cadono, nel trash?

-Ma guarda… Tu sei lì col pop corn in mano ad aspettare la prima scivolata e questi che fanno? Si presentano dall’analista per una seduta di terapia di coppia e ti spiazzano. Ti aspetti di ridacchiare, poi vedi le lacrime di lei (e soprattutto di lui, quanto piange Fedez!) e del tutto inaspettatamente provi empatia. Ti riconosci nei loro problemucci, che nonostante tutto sono come i tuoi, c’è la normalizzazione di una coppia che sembra che viva sulla Luna e invece… Capito il colpo di genio?

-A me pare un colpo di trash veramente. Ma come, la psicanalisi che ti scava l’anima, la cosa più privata del mondo, la fai davanti alle telecamere? E se non è una seduta vera, allora è ancora più trash perché ci vuole un grande sceneggiatore per scrivere una seduta psicanalitica interessante.

-Ma no, tu vedi che dopo un po’ loro sono veramente loro stessi, non saprebbero mai recitare così bene un copione, e…

Insomma, alla fine ha prevalso la fastidiosamente inoppugnabile verità che non si può giudicare quello che non si conosce per non scadere letteralmente nel pre-giudizio, e ho deciso di guardare la non-fiction del momento col titolo autoreferenziale invece che autoironico (“Anche gli influencer piangono”: in questo caso l’avrei guardata subito).
Un minuto e diciannove secondi dopo ho preso un primo appunto che riporto: guarderò il programma ma non potrò dire se sia bello, brutto, appassionante o trash o appassionante in quanto trash. Perché il metro di giudizio è un altro. Per apprezzarlo, anzi no, proprio per decidere di guardarlo, si deve essere interessati a Federico Lucia in arte Fedez e Chiara Ferragni in arte Re Mida del secolo XXI, e io non lo sono. Non sono interessata a come fanno le cose che fanno e a come soffrono quando soffrono, perché non sono interessata a loro, e non in quanto chic in qualche modo radical, ma in quanto persona coi suoi gusti (incluse le televendite di gioielli) e i suoi disgusti (incluse due persone che vivono la loro intera esistenza a favore di telecamera del proprio telefonino).
Ma allora il gatto si morde la coda e il sentiero torna da dove era partito: consiglierei di guardare questo lungo autoritratto di coppia con successo e lacrime a chi sia affascinato o anche solo incuriosito da due personaggi così rappresentativi di una parte della società moderna: ma chi sia interessato a loro, starà già guardando e non ha bisogno del mio consiglio.

Starà già apprezzando o criticando le lune storte di Fedez, l’ininterrotta esposizione di Chiara sui social, l’ostentazione delle grazie del piccolo Leone che un giorno probabilmente chiederà i danni ai genitori, la decisione su come vestirsi per uscire di casa che prende il posto che per la gente normale ha il lavoro, la scelta di scoprire il responso del test di gravidanza insieme a tutto il mondo riprendendo le proprie espressioni con l’onnipresente cellulare. Chi apprezza questo straniante ma modernissimo approccio alla vita senza confini tra pubblico e privato fa bene a guardare, e anche chi lo critica ferocemente fa bene a guardare. Ma chi non è interessato a tutto questo non riuscirà a resistere molto più di quel minuto e diciannove secondi.

Per questo alla fine non scomoderò l’Algoritmo Umano per consigliare The Ferragnez, sapendo che prima dovrebbe segnalare –almeno- l’archetipo di tutti i reality biografici di persone famose con dotazione di autoironia ferocissima e status di leggenda, The Osbournes. E dato che non ha intenzione di fare nemmeno questo, finiamola qui.

 

(si ringrazia A.Q. per gli spunti di riflessione – veri – riportati nell’articolo)

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