SKY, AMAZON E NETFLIX FANNO A GARA PER PROPORRE SERIE CHE ORGANIZZANO VIAGGI NEL TEMPO: CONSIGLIAMO TRE TITOLI CHE DECLINANO IN MODO DIVERSO IL TEMA DEI VIAGGI NEL TEMPO, TRA UNIVERSI PARALLELI, SALTI NEL PASSATO ED ETERNO RITORNO

Premessa.
Premesso che di film e serie tv in cui i protagonisti viaggiano nel tempo ce ne sono oggi forse anche troppe, sgombriamo subito il campo da un’illusione: raramente queste storie ‘parlano’ di viaggi nel tempo. Dimentichiamo dunque il telefilm (si chiamavano così) storico Doctor Who e Ritorno al futuro, la saga di tre film degli anni ‘80 di Robert Zemeckis con Michael J. Fox e Christopher Lloyd, entrambi capolavori di questo genere, sia detto letteralmente: in questi casi la storia era tutta incentrata proprio sul viaggio nel tempo, le sue conseguenze, i suoi paradossi, la sua sconsiderata propensione a ingenerare disastri su scala planetaria, il tentativo di sistemare quegli stessi sconquassi universali. Ma quelli, appunto, nel loro genere di scorribande temporali erano capolavori: le tante serie tv attuali che passeggiano tra futuro e passato, incidentalmente incasinando il presente, hanno il viaggio nel tempo come ambientazione, pretesto narrativo, premessa, mentre l’azione è sempre concretamente concentrata su altro.
I protagonisti sono sempre vittime di trappole metafisiche, incastrati in loop temporali o condannati a provare a cambiare il corso della storia senza poter capire la portata delle conseguenze, e lo spettatore è a sua volta ingabbiato in trappole logiche, labirinti intellettivi senza uscita: ma sempre a un certo punto la riflessione si inceppa, e chi guarda deve accettare di limitarsi a seguire lo spettacolo, lasciando che i paradossi logici rimangano tali e affidandosi all’abbraccio confortevole e corrivo dell’intrattenimento.
Ciò premesso, l’Algoritmo Umano suggerisce agli amanti dell’andirivieni nel tempo tre buone proposte attuali e attualissime, consigliando appunto di tener presente che sono declinazioni diverse di un tema che, se sembra centrale, in realtà rimane spesso solo un accessorio di  bellezza.

 

Progetto Lazarus, streaming di SKY: declinazione spy story

Nella serie inglese George (Paapa Essiedu), informatico intelligente, una mattina si rende conto che i passati sei mesi, durante i quali un ritorno di pandemia tipo Covid aveva iniziato a mietere milioni di vittime, sono scomparsi, e lui è tornato da un Natale in cui la moglie incinta si era ammalata gravemente a un luminoso luglio in cui la ‘ancora fidanzata’ aspettava fiduciosa l’esito di un suo colloquio di lavoro. Cosa sia successo gli viene presto spiegato (oddio, spiegato…) da una donna che sembra sapere tutto, non solo di George, ma della storia del mondo. La spiegazione affastella tante, forse troppe cose, che sintetizziamo così: George è un mutante (ma perché…?), una delle rare creature sulla Terra che si rende conto da solo che il tempo, da tempo, non scorre più in modo lineare. Il trucco è che esiste un’organizzazione segreta, il Progetto Lazarus, che si occupa di sicurezza planetaria e che quando le cose si mettono veramente, ma veramente male, manda indietro la storia resettando gli eventi per impedire al mondo di distruggersi. What the f…?, dice l’espressione di George e anche la mente dello spettatore attonito, che nel primo quarto d’ora di visione già ha avuto a che fare con salti temporali, servizi segreti, inseguimenti e una replica fiction della tragedia vera della pandemia. Comunque si capisce che questa cosa del viaggio nel tempo, del ritorno al passato, è una specie di arma da ultima spiaggia, e che dal 1963, quando Russia e America usarono le armi nucleari per la Terza Guerra Mondiale, il Progetto Lazarus solo quando il mondo finisce arriva a cancellare gli eventi, tornando indietro di alcuni mesi (al primo di luglio, il check point) per rimettere a posto le cose. E questa è solo la premessa!
Ora provo a non dilungarmi spiegando di cosa parla VERAMENTE Progetto Lazarus. George inizia a lavorare per il progetto, tra sparatorie, inseguimenti, voli in elicottero e fughe in camper attraverso città trafficate, ma quando Sarah, la donna che ama e che in alcune linee temporali è la fidanzata e in alcune la moglie ma sempre la sua anima gemella, ha un incidente e muore, lui non riesce a resistere alla tentazione di riportare indietro il tempo di tutto il mondo per sistemare questo suo ‘affare personale’. Da qui, la serie diventa una spy story drammatica, dimenticando il tono scanzonato e autoironico che aveva avuto parlando di paradossi temporali, e gli episodi si concentrano su tradimenti, testate nucleari rubate, agenti governativi che muoiono e rimuoiono, protagonisti che si incontrano e si innamorano in mille modi diversi. Certo, ogni cosa è finalizzata a riavere intatta la vita di prima, ma è evidente che con tutto questo via-vai spazio temporale, è proprio il concetto di ‘prima’ che non ha alcun senso, ed è il durante, narrativamente, la cosa che conta.

 

Paper Girls, Amazon Prime Video, declinazione teen action

Ispirata alla serie a fumetti di Brian K. Vaughan disegnata da Cliff Chiang, è una storia con protagoniste alcune ragazzine degli anni ’80, che si candida ad essere (non riuscendoci) la Stranger Things dei viaggi nel tempo. Quattro amiche adolescenti, una mattina presto del giorno di Halloween del 1988, stanno consegnando i giornali porta a porta quando viene loro rubato un walkie talkie: per recuperarlo finiscono in un portale (il portale è un classico che almeno Lazarus ci aveva evitato, ma che forse è propedeutico per la comprensione dei più giovani) che le trasporta nel 2019. Qui si imbattono in una di loro, nella versione cresciuta, entrando subito in uno di quei paradossi che Doc di Ritorno al futuro riteneva pericolosissimi per la tenuta del continuum spazio temporale dell’Universo (qualsiasi cosa intendesse dire con questo). Anche qui il viaggio nel tempo, pur centrale, diventa un pretesto per una trama super-action: le ragazze finiscono a combattere per la Battaglia delle Infuria-Ere, che si svolge tra Viaggiatori del tempo che vogliono cambiare le cose, e Viaggiatori che lottano per mantenere la storia esattamente come si è svolta la prima volta. Bello, come in Stranger Things, il rapporto tra le amiche di fronte alle ‘singolarità’ delle loro esperienze, molto da fumetto la trama degli episodi: in generale la serie sarà apprezzata soprattutto dal target giovane per cui è  stata pensata.

Russian Doll, Netflix, declinazione dramedy

E’ il 2019 e Nadia, una donna di New York, muore il giorno del suo 36esimo compleanno, per svegliarsi il giorno dopo e ri-morire solo per risvegliarsi e ri-morire ancora. Versione femminile del celeberrimo (capolavoro pure questo nel suo genere di riflessione filosofica) Ricomincio da capo di Harold Ramis con Bill Murray, è una storia in cui la protagonista è bloccata in una gabbia esistenziale, un inspiegabile circolo vizioso temporale che dà luogo a una sorta di eterno ritorno, che nello spettatore induce angoscia e divertimento nello stesso tempo. Le vicende di Nadia stono stranianti per lei come per noi, e le opportunità narrative sono talmente tante che ne è stata fatta anche una seconda stagione (oggettivamente più debole della prima), in cui la protagonista finisce nel passato direttamente all’interno del corpo di sua madre. L’algoritmo consiglia per ora solo la prima stagione, che declina con grazia e umorismo il concetto dell’eterno ritorno, che con la reiterazione rischia di diventare sfiancante.

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